L’imposizione di una cauzione a garanzia del pagamento
La recente ordinanza della Corte d’Appello di Sassari
Lo Studio Legale Dedoni ha assistito una procedura fallimentare che ha ottenuto, al termine del giudizio di secondo grado, una Sentenza di condanna nei confronti di una Società, al pagamento della somma di €888.495,77.
Nelle more del procedimento pendente presso la Corte di Cassazione, la Società soccombente ha richiesto alla Corte d’Appello di Sassari, con ricorso presentato ai sensi dell’art.373 c.p.c., la sospensione dell’esecuzione della Sentenza, ovvero, in subordine, il condizionamento del pagamento alla prestazione di idonea cauzione.
La Società debitrice, attiva nel settore alberghiero, prospettava, per il caso di pagamento di una somma così ingente, un danno grave ed irreparabile consistente nella perdita di risorse econimiche nel pieno della stagione estiva, con la conseguente impossibilità di continuare ad esercitare la propria attività aziendale.
La questione è stata decisa dalla Corte d’Appello di Sassari con l’Ordinanza in data 2 luglio 2025.
I presupposti della sospensione dell’esecutività della Sentenza.
In tema di sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza impugnata con ricorso per Cassazione, ai sensi dell’art.373 c.p.c., occorre aver riguardo a due requisiti: la gravita del pregiudizio e la irreparabilità del danno.
Il Giudice non può invece entrare nel merito della fondatezza o meno dei motivi di impugnazione in Cassazione che esulano pertanto dal giudizio di sospensione che si basa unicamente sui due requisiti sopra indicati.
Il requisito della gravità del pregiudizio
La gravità del pregiudizio deve essere valutata sotto il profilo soggettivo: per ottenere la sospensione della Sentenza è necessario che il Giudice accerti una eccezionale sproporzione tra il vantaggio ricavabile dall’esecuzione rispetto al pregiudizio patito dal debitore, pregiudizio che deve essere superiore a quello che è inevitabile conseguenza dell’esecuzione forzata.
E’ pertanto necessaria una valutazione comparativa tra il pregiudizio derivante dall’esecuzione della sentenza rispetto al vantaggio che ne trarrebbe il creditore, beneficiario dell’esecuzione.
Tale pregiudizio deve superare quello che può essere considerata come una fisiologica conseguenza dell’esecuzione forzata di un titolo giudiziale e tale dunque da incidere in modo particolarmente gravoso ed anomalo sulla sfera giuridico-patrimoniale del debitore.
La giurisprudenza ha avuto modo di chiarire che la gravità del pregiudizio sussiste laddove dall’esecuzione della sentenza derivi un pregiudizio superiore a quello normale, con carattere di eccezionalità.
Per il caso nel quale la Sentenza abbia pronunciato la condanna al pagamento di una somma di denaro, come nel caso sottoposto alla Corte d’Appello di Sassari, il grave pregiudizio sussisterebbe solo in presenza di una sproporzione davvero notevole tra il credito e la capacità economica della esecutata.
Il requisito della irreparabilità del danno
La irreparabilità del danno deve essere valutata in termini oggettivi, tale essendo quel pregiudizio oggettivamente insuscettibile di reintegrazione per equivalente nel caso in cui la sentenza venga riformata in Cassazione.
Va pertanto intesa nel senso di un intollerabile scarto tra il pregiudizio derivante dall’esecuzione della sentenza nelle more del giudizio di cassazione e le concrete possibilità di risarcimento in caso di accoglimento del ricorso per cassazione.
Il requisito dell’irreparabilità trova quindi la propria ragione giustificatrice esclusivamente qualora l’esecuzione provochi un pregiudizio irreversibile ed insuscettibile di restitutio in integrum nel caso in cui il provvedimento impugnato venga poi cassato.
Il caso affrontato dalla Corte d’Appello di Sassari
La società debitrice aveva dedotto che l’esborso immediato pari all’ingente importo intimato in precetto, avrebbe procurato il danno grave danno di cui all’art.373, I comma, c.p.c., compromettendo l’esercizio delle attività sociali e determinando l’esponenziale accrescimento dei debiti in ragione dei necessari finanziamenti da richiedere per farvi fronte, fino ad una prevedibile ed irreversibile crisi e paralisi economico-finanziaria tale da causare l’impossibilità della tutela e del mantenimento dell’occupazione come fino ad allora garantita e la distruzione del patrimonio aziendale.
La procedura fallimentare aveva per contro dichiarato che nel caso di specie, non sussisteva il requisito dell’irreparabilità del danno, in quanto l’eventuale esecuzione della condanna non avrebbe determinato un pregiudizio definitivo né oggettivamente irreversibile per la società ricorrente.
Aveva a tal proposito messo in evidenza che, trattandosi di una condanna al pagamento di una somma di denaro in favore di una procedura fallimentare, trovava applicazione l’art. 113 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (Legge Fallimentare), il quale dispone che: «Devono essere altresì trattenute e depositate nei modi stabiliti dal giudice delegato le somme ricevute dalla procedura per effetto di provvedimenti provvisoriamente esecutivi e non ancora passati in giudicato.»
Tale previsione normativa introduce una tutela rafforzata in favore del soggetto esecutato, poiché gli riconosce un diritto alla restituzione con prelazione assoluta sulle altre passività della massa fallimentare, classificando il credito restitutorio come credito prededucibile.
Pertanto anche nell’ipotesi in cui l’esecuzione forzata avesse avuto luogo e il ricorso per cassazione successivamente accolto, comunque la debitrice avrebbe mantenuto un diritto pieno, certo e privilegiato alla restituzione della somma versata, senza subire alcuna perdita effettiva o definitiva e dunque l’eventuale esborso economico non è in nessun caso qualificabile come danno irreparabile.
Per quanto invece al grave pregiudizio aveva eccepito che la Società debitrice esponeva una situazione finanziaria che ben poteva consentirle di eseguire il pagamento: in particolare il capitale circolante netto, ovvero la differenza tra le attività correnti e le passività correnti d’impresa, era tale da garantire il normale pagamento del debito nei confronti del Fallimento.
Lamentava inoltre che la società avrebbe potuto fare ricorso all’utilizzo di strumenti finanziari interni, quali la distribuzione infragruppo, tramite cash pooling o finanziamenti infragruppo, all’eventuale richiamo di crediti verso soci, se presenti, all’utilizzo di parte delle attività liquide o liquidabili o al ricorso a prestiti bancari a medio termine, con ammortamento.
La decisone della Corte d’Appello di Sassari
La Corte d’Appello nell’Ordinanza richiamata in apertura, ha evidenziato, da un lato, la indubbia la futura solvibilità della società debitrice e, dall’altro, che l’entità considerevole del credito della procedura fallimentare, anche se non di importo tale da compromettere la solvibilità della società debitrice, avrebbe privato la stessa di risorse economiche destinate al soddisfacimento degli interessi sociali, nel pieno della stagione estiva in cui si svolge prevalentemente la sua attività;
Sulla base di questo giudizio comparativo degli assetti degli interessi economici e finanziari di entrambe le parti, ha ritenuto di concedere la sospensione dell’esecuzione della Sentenza relativamente all’intero importo, subordinando però il venir meno dell’efficacia della sospensione alla prestazione, da parte della Società debitrice, di una fideiussione a prima richiesta dell’importo di € 1.000.000,00 da prestare da primario istituto di credito o da società finanziaria o da primaria compagnia di assicurazione, onerando nel contempo la Società debitrice al deposito in cancelleria del documento comprovante l’avvenuta prestazione della cauzione entro trenta giorni dalla comunicazione dell’ ordinanza.
Gli avvocati dello Studio Legale Dedoni sono a disposizione dei loro clienti per la soluzione delle questioni giuridiche prospettate.
L’Avvocato Andrea Dedoni, è nato a Carbonia il 30 Settembre 1964 ed è iscritto all’albo degli Avvocati della provincia di Cagliari dal 1997.
E’ il titolare dello studio legale Dedoni , coordina, organizza e supervisiona il lavoro di tutti i collaboratori dello studio .
Le competenze dell’Avvocato Dedoni sono il Diritto del Lavoro, il Diritto Civile ed il Diritto Fallimentare. Vanta un’esperienza trentennale nella gestione dei rapporti di lavoro e nel contenzioso nel lavoro: è socio dell’Associazione Giuslavoristi Italiani e dell’Associazione Giuslavoristi Sardi.
